La responsabilità medica dei sanitari ha natura contrattuale: un notevole aiuto in tema di prova del “danno da medical malpractice”.

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Qualche settimana fa, su RisarcitidalloStato, abbiamo pubblicato un articolo che ha spiegato come l’onere della prova di aver agito con la dovuta diligenza spetti al medico/ospedale curante.

In questo articolo vogliamo approfondire il discorso chiarendo che la responsabilità del medico/ospedale ha sempre natura contrattuale: una circostanza che viene incontro a tutti coloro che, purtroppo, hanno subito un danno da malasanità.

Infatti, come ha più volte statuito la giurisprudenza, da ultimo, la sentenza del Tribunale di Roma del 2 maggio 2017, n. 8548:

In tema di responsabilità medica e danno al paziente all’interno di una struttura sanitaria, la responsabilità della stessa è di natura contrattuale e, si fonda, sul rilievo che l’accettazione del paziente, ai fini del ricovero o di una visita ambulatoriale, comporta la conclusione di un contratto.

In termini pratici, questo significa che il danneggiato deve limitarsi a provare l’esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento), nonché il relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando a carico dell’obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (cfr. Cass. Civile del 16 gennaio 2009, n. 975).

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