Danno da intervento chirurgico. Spetta al medico dimostrare la sua assenza di colpa.

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Secondo il Ministero della Giustizia, solo nel 2015 ci sono state 13000 cause per responsabilità sanitaria, le quali, secondo lo stesso Ministero, riflettono solo in minima parte le fattispecie di danno patite dai cittadini per malasanità.

Infatti, molti cittadini evitano di fare causa al proprio medico o struttura ospedaliera in quanto timorosi sul fatto di poter dimostrare la responsabilità di questi ultimi.

Questa paura è infondata.

Infatti, la giurisprudenza, sia della Corte di Cassazione che dei Tribunali, ha da tempo statuito che spetta al medico/ospedale dimostrare di aver agito secondo la dovuta diligenza.

Noi di Risarciti dallo Stato abbiamo deciso di porre all’attenzione dei nostri lettori la recentissima sentenza del Tribunale di Milano del 9 maggio 2017, la quale ha stabilito che in tema di responsabilità contrattuale del medico nei confronti del paziente per danni derivanti dall’esercizio di attività di carattere sanitario, il paziente ha il solo onere di dedurre qualificate inadempienze, in astratto idonee a porsi come causa del danno. Sarà onere del medico l’onere di dimostrare (i) l’assenza di scarsa diligenza o di imperizia, oppure, alternativamente (ii) che, avendo posto in essere un adempimento contrattuale, non v’è alcun rapporto causale con il danno subito dal paziente.

Nel caso posto all’attenzione del Tribunale, i giudici hanno condannato la struttura ospedaliera a pagare al paziente una somma di poco superiore a 180.000,00 euro (i giudici hanno riconosciuto la responsabilità dell’ospedale nell’aver mal curato il malato, aggravandoli l’encefalopatia di Wernicke).

Questo orientamento giurisprudenziale permette a tutti i cittadini che abbiano subito un danno per malasanità di avere maggiori possibilità di ottenere un risarcimento.

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