Crollo dei ponti e danno alle imprese del territorio circostante

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Il crollo dei ponti oggi, purtroppo è una infausta realtà. Nel 2017, non ci aspetteremmo certo di leggere sui quotidiani italiani notizie di ponti e viadotti autostradali crollati.

La realtà è purtroppo ben diversa, e senza alcuna distinzione geografica; è infatti superfluo ricordare come, nell’ultimo anno, abbiamo assistito da Nord a Sud ad una preoccupante sequenza di crolli che, purtroppo, hanno in alcuni casi fatto registrare anche delle vittime.

Sui media si è discusso abbondantemente delle conseguenze penali di questi intollerabili eventi; tali responsabilità saranno accertate dalla magistratura e non saremo certo noi di RisarcitidalloStato.it ad affrontare la questione.

Ma ciò che forse finora non è ancora stato trattato, almeno sui media, è il tema dei danni che – si badi bene, in astratto, senza fare alcun riferimento ad un caso specifico – possano essere stati arrecati alle attività economiche della zona a causa di simili sinistri.

Facciamo un esempio.

Un importante centro commerciale è raggiungibile solamente per il tramite di due strade.

Una strada, molto stretta e tortuosa, non può essere percorsa dai camion, il cui traffico è interdetto.

L’altra strada, invece, è più ampia della prima e può essere percorsa anche dai mezzi pesanti.

Un ponte presente su quest’ultima via crolla, privando il centro commerciale di ogni possibilità di essere rifornito di merce.

Se quindi il centro commerciale potrà ancora essere raggiunto dai propri clienti, mantenendo quindi, almeno potenzialmente, una certa stabilità nella domanda di prodotti, è evidente che questo non potrà rispondere con un’adeguata offerta di merce, subendo gravissimi danni, non solo per il fatturato.

L’esempio è specifico, ma potrebbe essere applicato per analogia ad altre fattispecie; si pensi ad esempio alle fabbriche che producono per conto terzi, che si trovino improvvisamente impossibilitate a soddisfare gli ordini dei propri clienti.

Per tutte queste ipotesi, sono disponibili diversi strumenti legislativi che consentono al danneggiato di ottenere una tutela legale. Andiamo a vedere quali, lavorando di fantasia e simulando un’ipotetica azione di risarcimento del danno provocato dal crollo dei ponti.

Per maggiore chiarezza, utilizzeremo ancora una volta l’esempio del centro commerciale.

Per prima cosa, l’impresa danneggiata dovrà procedere ad una preliminare quantificazione dei danni subiti e di quelli che si presume possa ancora subire fino alla prevista data di riparazione dell’infrastruttura colpita dal sinistro.

Per tale operazione, sarà consigliabile avvalersi di un consulente tecnico, il quale redigerà una perizia (se necessario, anche giurata); tale documento darà maggiore autorevolezza (e potere “contrattuale”) alla richiesta economica del danneggiato e sarà utile anche nel futuro eventuale giudizio, per fornire da subito al Giudice un chiaro, preciso e documentato quadro dei danni richiesti dal crollo dei ponti (il Giudice percepirà da subito che non si tratta di un’azione temeraria).

Successivamente, sarà necessario inviare una diffida legale all’ente responsabile dell’infrastruttura “incriminata”, chiedendo bonariamente il ristoro dei danni quantificati dal perito, oltre le spese legali sostenute.

Nel caso in cui si riesca a venire a conoscenza della compagnia assicurativa dell’ente, la missiva potrà essere indirizzata anche a quest’ultima impresa ma, in linea generale, dovrebbe essere l’ente ad inoltrarla non appena l’avrà ricevuta.

Ad ogni modo, per velocizzare il risarcimento, nulla vieta di inviarla da subito anche alla compagnia.

Nel caso di mancato riscontro o disaccordo sulla liquidazione del danno, il danneggiato potrà avviare direttamente un procedimento giudiziario o attivare una procedura di mediazione o negoziazione assistita.

E’ evidente che, nella scelta se promuovere o meno la procedura giudiziaria, giocherà un ruolo fondamentale l’entità del danno subito da crollo dei ponti. Sarà infatti sempre opportuno valutare, con l’aiuto del proprio avvocato, l’economicità di una simile azione e quale tipologia di procedimento avviare (procedimento ordinario ex articolo 163 e seguenti Codice di Procedura Civile o sommario di cognizione ai sensi dell’articolo 702 bis Codice di Procedura Civile).

Ogni caso sarà diverso dagli altri e dovrà essere analizzato nelle sue peculiarità.

L’esempio che abbiamo esposto è infatti solo frutto della nostra fantasia.

Tuttavia, crediamo che lo stesso sia utile – considerato lo scarso interesse per la tematica da parte dei media – per comprendere quali danni possa causare l’incuria delle strutture pubbliche alle imprese del territorio interessato da simili sinistri e, soprattutto, quali siano gli strumenti offerti dal legislatore italiano per il ristoro dei danni subiti.

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